Intervista a Maria Elena Fauci di MEF Architect: un Tocco di Italia in Olanda

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MEF Architect Cocinas de estilo moderno
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Abbiamo intervistato Maria Elena Fauci, architetto e interior designer italiana, fondatrice dello studio MEF Architect, che dal 2007 opera in Olanda, per capire meglio il suo approccio al lavoro di progettazione architettonica e interior design. Un approccio che che unisce l'attenzione al dettaglio con la comprensione e la cura di ogni progetto nel suo complesso. Dal rapporto stretto con i clienti sino alla direzione dei lavori, per verificare in cantiere la perfetta esecuzione dei progetti, Maria Elena Fauci porta ogni giorno nel suo lavoro con MEF Architect una grande passione creativa e una pragmatica attenzione per la funzionalità e l'efficienza di ogni aspetto progettuale. Ricerca, sperimentazione e utilizzo di diversi materiali vengono tradotti in progetti architettonici e di ristrutturazione di case e locali commerciali. Progetti unici perché hanno sempre come riferimento le diverse esigenze e i desideri dei clienti, ma che in comune hanno la sintesi tra eleganza e funzionalità, la combinazione di materiali differenti e il dialogo tra l'architettura e il luogo che la ospita.


1. Cosa spinge la sua passione per il design?

Il design offre la possibilità di migliorare la qualità della vita e degli spazi intorno a noi. Il design ci seduce e ci identifica rendendo il mondo in cui interagiamo sicuramente più nostro.

2. Cosa le ha fatto decidere di entrare nel settore?

A spingermi è stata proprio la passione che nutro per il disegno sin da bambina. Mi piace creare design sempre innovativi, personalizzati. Adoro sperimentare. Per questo i miei progetti sono sempre diversi, perché si nutrono di tutte quelle informazioni sul cliente, in modo da realizzare il suo sogno attraverso le mie mani. I miei design raccontano la storia di chi vive gli spazi che io progetto e probabilmente anche la mia… Io sono cresciuta in una famiglia di creativi. Credo che design e architettura abbiano fatto parte di me da sempre.

3. Descriva una tipica giornata d’ufficio

Come prima cosa controllo le email e poi mi tuffo subito sul progetto. E il tempo vola, perché disegnare e provare diverse soluzioni è per me come essere spinti da una magia. Vado in cantiere a controllare i miei lavori e i clienti li vedo la sera, dopo cena, o il sabato mattina.

4. Qual è l’aspetto più frustrante del suo lavoro?

Mi è capitato qualche volta di incontrare persone che credono che fare l’architetto sia un gioco alla portata di tutti, sminuendo l’importanza della mia professione. Quando invece dietro un segno sul progetto ci sono analisi, studio, know how, background culturale, continui aggiornamenti, passione e certamente creatività. Una linea in un progetto non è mai casuale, ma il frutto di un ragionamento. Anche le dissonanze vengono progettate.

5. Qual è invece l’aspetto più piacevole o gratificante del suo?

Mi sono sentita dire diverse volte dai miei clienti che le loro ville erano talmente integrate nel contesto che sembravano essere state lì da sempre. Oppure, nel caso di progetti di interior design, mi è stato comunicato di essere stati contenti di avermi lasciato insistere sulla soluzione più azzardata/innovativa, perché è quella che da carattere alla loro casa rendendola unica.

6. I suoi progetti sono stati spesso descritti come glamour? È d’accordo?

Sì, lo sono. Arredi, materiali e complementi rivelano le tendenze del momento. Tuttavia, anche con l’introduzione di questi elementi, i mei interni restano volutamente senza tempo. Sostituendo una poltrona o il rivestimento di un divano con un altro materiale o un colore diverso, si rinnova sicuramente il look e la percezione della casa, ma il concept non necessita di modifiche, perché è disegnato sulla base delle necessità funzionali del cliente che restano, quasi sempre, inalterate.

7. Cosa possono aspettarsi i clienti quando lavorano con lei?

Un coinvolgimento totale nel progetto sino alla realizzazione di ogni dettaglio. Sono proprio le rifiniture delle piccole cose che fanno la qualità del tutto. La direzione dei lavori per me è fondamentale. Se non andassi di mia spontanea volontà a controllare i cantieri, troverei sempre strafalcioni e interpretazioni sbagliate dei miei disegni.

8. Ha delle regole che deve assolutamente seguire quando lavora?

Assolutamente. Oggi giorno è sempre meglio procedere affrontando con ordine tutte le fasi dell’incarico. Ogni tipo di improvvisazione è incauta. Ma resto sempre una persona spontanea nei rapporti interpersonali e non una business woman distaccata.

9. C’è un tocco distintivo che lega tutti i suoi progetti?

L'eleganza, la funzionalità abitativa, l’associazione di colori e materiali diversi nei miei progetti di interior design, mentre per i miei progetti di architettura il dialogo con il luogo è per me imprescindibile. Non ho uno stile e non voglio averlo. Pertanto, ogni progetto rappresenta un racconto fatto di tanti elementi che creano un unicum. Disegno spesso gli arredi fissi di una casa… forse lì emerge il mio essere una designer italiana.

10. Con risorse e budget illimitati, quale sarebbe il suo progetto da sogno?

Poter disegnare anche io, come Frank Lloyd Wright, una casa su una cascata.

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